ISTRUZIONI PER L’USO

Se vogliamo arricchire il menù quotidiano con fiori provenienti dal nostro giardino o della natura spontanea, dobbiamo conoscerli perfettamente o almeno saperli classificare con sicurezza.
Per questo è importante che le specie utilizzate siano certificate dal produttore oppure che siamo pienamente consapevoli dei fiori raccolti.
In tutte le ricette di questo blog sono state utilizzate e di conseguenza dovranno essere utilizzati solo fiori che provengono da aziende biologiche che non facciano uso di pesticidi o fertilizzanti non biologici.
Potete coltivarli da seme sul vostro balcone oppure comperare i fiori prodotti da aziende specializzate che producono fiori eduli.
E’ consigliabile mangiare SOLO i fiori certamente commestibili ed evitare esperimenti in prima persona.
Attenzione che i fiori che trovate comunemente in commercio nei vivai o dai fioristi NON sono commestibili.



RACCOMANDAZIONI:


1 NON RACCOGLIETE MAI FIORI CHE NON CONOSCETE, se restano dei dubbi è valida sicuramente questa regola: DIVIETO ASSOLUTO DI RACCOLTA!
2 NON RACCOGLIETE MAI LE PIANTE VICINO ALLE STRADE E AI CAMPI TRATTATI CON CONCIMI CHIMICI
3 NON RACCOGLIETE PIANTE A CASO O PROTETTE DALLA LEGGE
4 NON SPERIMENTATE IN PRIMA PERSONA
5 ATTENZIONE! IN CASO DI ALLERGIE SPECIFICHE, PER ESEMPIO AI POLLINI, PRIMA DEL CONSUMO CONSULTARE UN ALLERGOLOGO E PROCEDERE CON CAUTELA

FIORI NON COMMESTIBILI

Non dimentichiamo che gli organismi vegetali sono in grado di produrre molecole tossiche o comunque nocive per l’organismo (talvolta solo se ingerite in quantità eccessive). 

La sostanza venefica può interessare tutta la pianta, solo i frutti/semi, le radici o le foglie.

Alcuni esempi sono: 

Abro
Aconito
Artemisia
Azalea
Belladonna
Calla
Capsule di papavero da oppio
Cicuta
Edera
Elleboro bianco 
Giacinto
Giunchiglia
Ginestra leopardina
Macinella
Oleandro
Ricino
Rosa (o Stella) di Natale
Stramonio
Tasso
Vischio
 
Alcune di queste piante come la cicuta o la digitale purpurea hanno una dignità letteraria che le rese famose, ma uno sguardo un po’ più approfondito alla tossicologia vegetale riserverà sicuramente qualche sorpresa inaspettata, rivelando le inquietanti proprietà di piante e fiori molti comuni.
Tutti conoscono l’oleandro il decorativo cespuglio piantato lungo migliaia di chilometri di spartitraffico nelle autostrade italiane dalle Alpi alla Sicilia ma non tutti forse sanno che si tratta di una pianta velenosissima in ogni sua parte.
L’alcaloide letale che contiene l’oleandrina è presente in alta concentrazione non solo nei fiori ma anche nelle foglie nei semi nei rami e nel fusto.
Non bisogna quindi farne legna da ardere e né usarlo per accendere fuochi, il veleno si trasmetterebbe agli alimenti cucinati e anche il fumo emesso risulterebbe tossico.
L’oleandrina è una tossina talmente micidiale da contaminare anche il latte delle mucche che ne abbiano brucato le foglie o il miele delle api che abbiano succhiato il polline dei suoi fiori.
Anche la ginestra leopardina, il “fior gentile” contiene una sostanza alcaloide nociva molto simile alla nicotina, la citisina.
 

FIORI CHE INGANNANO 

Gelsomino 
Il gelsomino che generalmente coltiviamo sui nostri balconi non è commestibile ma, anzi, velenoso: si chiama “Rincospermo”. Invece il vero gelsomino cresce prevalentemente al sud.
 
Sambuco
Una pianta a rischio è il sambuco la varietà nigra ha diverse proprietà officinali e bacche edibili da cui si ricava un’ottima marmellata viceversa le bacche della specie e bonus molto simili ma di portamento eretto sono velenose come velenose sono anche quelle della scenografica finito lacca dagli inconfondibili rami color fucsia.
 
Zafferano

Attenzione alla raccolta di questo fiore perché non tutti sanno che la colchicina è una pianta velenosa molto simile allo zafferano e molte persone facilmente la scambiano. La colchicina fiorisce tra agosto e settembre e cresce spontanea nei prati e ai margini dei boschi. I suoi fiori sono di una tonalità più delicata rispetto allo zafferano.  Attenzione ai pistilli: bisogna controllare il numero degli stimmi (di color rosso in entrambi i casi) ma, mentre il colchico velenoso ne ha 6, lo zafferano ne ha 3.